Dedalo o daidala? Dédale, cinquanta anni dopo

Rileggere Dédale. Mythologie de l'artisan en Grèce ancienne di Françoise Frontisi-Ducroux (Paris 1975), cinquanta anni dopo e venticinque dalla sua riedizione (Paris 2000): un'impresa audace, non facile, dopo una pentekontatia fita di illusioni e disillusioni storiche, progettualicà sognate, realizzate, fallite, trasformazioni epocali, critiche e repentirs metodologici, come quelli espressi, proprio su Dédale, dalla stessa autrice nela postfazione ala riedizione dela sua opera.
Dédale fu la prima monografia che contribui alla storia degli artigiani del mondo classico selon les lois de l'analyse structurale, come precisò nella prefazione Pierre Vidal-Naquet, ponendo al centro non i realia, ma un mito, spiegato nel suo stretto rapporto con le istituzioni e le pratiche sociali.
La prima mythologie dell'artigiano nacque in un mondo dove la condizione e il ruolo dei lavoratori erano una realtà cogente, se non al primo, di certo tra i primi posti dell'agenda politica e sociale: oggi rileggiamo Dédale, quando la stessa 'questione operaia' è diventata mitologia, quando il lavoro si è profondamente trasformato, quando la Labour History è diventata sempre più pratica rara, anche se invocata.
Tendenze diverse si sono affermate: protagonisti della scena ultimamente sono sempre più i prodotti, 'agenti e autopromoventisi, sempre meno l'artigiano, il produttore, sempre meno i contesti di produzione, le pratiche sociali, il rapporto con le committenze: i daidala sempre più appaiono separati e autonomi da Dedalo.
Le parole, il mito, gli spazi di produzione, la storia, la figura dell'artigiano, le tecniche, gli oggetti, il potere, le pratiche sociali, - 'filo rosso' di Dédale - potranno essere ripresi e ridiscussi alla luce del ricco e movimentato cinquantennio che c i separa dall'opera di Françoise Frontisi-Ducroux e del contesto storiografico e scientifico che hanno fatto da cornice ala sua pubblicazione.
Data ultimo aggiornamento: 12/03/2025